Essenze per l'Ingegneria Naturalistica

Ginestra

E’ un arbusto particolarmente interessante in primavera, quando si ricopre di tanti fiorellini, il cui colore può cambiare a seconda della varietà: C. x praecox ‘Allgold’ (con altezza fino a 3 m e diametro che può raggiungere i 2 m) produce una miriade di fiori di un giallo solare, tanto fitti da nascondere i rami; C. ‘Hollandia’(di forma arrotondata, con diametro fino a 1,5 m) si riveste di fiori color crema e rosa; C. x kewensis (tappezzante che non supera i 30 cm di altezza, nonostante si allarghi fino a 1,5 m) si ammanta di corolle di un delicato color crema.

Consigli di coltivazione

La ginestra prospera in terreni drenati, da neutri ad acidi, mentre può trovare difficoltà a crescere in suoli calcarei, argillosi e umidi. Si mette a dimora in autunno o in primavera, compattando bene la superficie, innaffiando e pacciamando; nelle zone esposte al vento conviene inserire un tutore. Non serve concimare, ma si deve irrigare bene in primavera e in estate, soprattutto il primo anno, se il clima è siccitoso. Dopo l’attecchimento, la ginestra non richiede particolari cure, ma con il passare del tempo tende a perdere il suo portamento compatto e, a partire dai 2-3 anni di età, può essere opportuna una potatura di riordino, da eseguire al termine del periodo di fioritura.

Da non dimenticare

E’ bene eliminare eventuali baccelli, in quanto i semi sono velenosi. Va inoltre tenuto presente che la vita della ginestra non è infinita: dopo una decina d’anni (o anche meno), le piante cominciano a indebolirsi e a ridurre la fioritura e pertanto vanno sostituite.

Prugnolo

Questo grande arbusto, che occasionalmente assume dimensioni di alberello, è spontaneo in Italia, e cresce ai margini delle zone boschive, nelle siepi e ai bordi dei campi. Forma macchie spinose così impenetrabili da fornire protezione alla altre piante che crescono sotto, tenendo lontani uomini e animali.
Il frutto, una drupa blu-nera, noto come susina di macchia viene usato per marmellate e liquori, e per insaporire il gin. Si ritiene infatti che il prugnolo possa essere uno degli antenati dei diversi susini coltivati, della pesca, dell'albicocca ecc. Le foglie, essiccate su una piastra e leggermente torrefatte, possono servire come infuso, al posto del tè. 
Una ricetta vittoriana raccomanda di far bollire i fiori - bianchi che sbocciano sui rametti spinosi all'inizio della primavera prima che compaiono le foglie - in una tazza di latte e prenderla la sera come bevanda atta a liberare, in modo sicuro ma dolce, l'intestino.
Il legno, duro e resistente, non disponibile mai in assortimenti di grandi dimensioni, viene usato per attrezzi agricoli, intarsi e bastoni da
 passeggio. La corteccia, contenente numerose sostanze tanniche, si usa per preparare lozioni astringenti

Alaterno

Il Rhamnus alaternus, meglio conosciuto con il nome di Alaterno, è un arbusto sempreverde della famiglia delle Rhamnaceae molto diffuso nella flora spontanea della macchia mediterranea.
L’arbusto cresce fino ad una altezza di circa 5 metri, lo troviamo dal livello del mare fino a circa 700 metri di altitudine.

L’Alaterno cresce bene in posizioni molto assolate e calde, sia nei terreni acidi che calcarei o sassosi. Ha un buon grado di tolleranza alla salsedine marina, all’umidità eccessiva e alla prolungata siccità. Per queste caratteristiche e per il suo aspetto ornamentale l’Alaterno si presta bene anche alla coltivazione in vaso.
Il fusto si presenta ricoperto da una corteccia rossastra intervellato dai nuovi rami pubescenti. La chioma fogliare è tondeggiante con foglie ovali o lanceolate, alterne e coriacee di circa 2-5 cm., colorate di verde lucido nella pagina superiore. La pagina inferiore è verde giallastro.
La lamina fogliare è intera o leggermente seghettata.

Da un corto racemo giallo-verdastro posto all’ascella della foglia si presentano i piccolifiori. Quest’ultimi hanno petali isolati, a volte assenti, e stili fessurati in 2-4 parti. La fioritura inizia a febbraio e si protrae fino ad aprile.
Alla fine della fioritura compaiono i frutti, piccole drupe obovoidali e molto decorative di colore rosso-brunastro, che in fase di completa maturazione assume una colorazione nerastra.

Tamerice

Originaria delle zone sabbiose e salmastre dell’Asia e dell’Europa meridonale, la tamerice comune è nota anche come “cipressina” o “scopa marina”. E’ un alberello o arbusto, che in zone marine spesso inclina il tronco sotto la sferzata dei venti dominanti. La corteccia del tronco e dei rami è di color grigio cenere, con profonde fessure. La chioma è irregolare, disordinata; i germogli hanno un colore rossastro che si trasforma poi nel verde glauco delle piccole foglioline squamose (che ricordano vagamente gli aghi del pino). Ma è in primavera – da aprile a giugno – che la tamerice dà il meglio di sé, quando si ricopre di milioni di fiori piccolissimi in tutte le nuances del rosa: dal rosa confetto al rosa antico, passando per il color pesca e il color magenta, secondo la specie e varietà. 

Consigli di coltivazione

Per avere una bella fioritura, va piantata in posizione soleggiata (all’ombra fiorirà poco). Preferisce terreni sciolti, leggeri, anche poveri, sassosi o sabbiosi, sempre ben drenati; resiste bene in suoli salmastri (proprio vicino al mare); cresce con minor rigoglio in terreni calcarei rispetto a quelli neutri o tendenzialmente acidi. Tutte le specie sono rustiche: resistono fino a –10 °C.

Da non dimenticare

Con le tamerici si possono realizzare macchie di colore ai bordi del giardino, utilizzandole come piante da siepe: se non vengono potate, i rami fitti formano una barriera difficilmente valicabile.

Salice

I salici sono alberi rustici, robusti e frugali, allevabili anche a cespuglio. S. viminalis (salice da vimini) ha lunghi rami flessibili;S. alba (salice bianco) presenta foglie lanceolate e strette; S. caprea (salicone) predilige gli ambienti alpini; S. babylonica(salice piangente) si caratterizza per I lunghissimi rami penduli che sfiorano il terreno.

Consigli di coltivazione

Resistono sia al freddo sia al caldo, ma non tollerano i terreni asciutti: il suolo ideale è umido, anche poco drenato, mediamente fertile, abbastanza sciolto. All’impianto vanno annaffiati in abbondanza e per tutta la vita non bisogna mai far asciugare il terreno. Prediligono il sole, ma vivono anche all’ombra. Non necessitano di concimazioni, ma gradiscono un apporto autunnale. Sopportano ogni genere di potatura, compresa la capitozzatura.

Da non dimenticare

I salici si prestano a essere utilizzati come esemplare isolato o in boschetti, mescolati ad altre specie amanti dei terreni umidi.

Lentisco

Tipico arbusto della macchia mediterranea, conosce una crescente diffusione nei giardini e terrazzi per le sue qualità: poche esigenze, poca acqua, splendido fogliame sempreverde resistente al vento.

Consigli di coltivazione

Come tutte le piante mediterranee, il lentisco accetta il caldo, il sole, il vento salmastro, ma teme il ristagno di umidità: va piantato in un suolo anche povero purché ben drenato. 

Da non dimenticare

Il lentisco è una risorsa per i giardini e terrazzi molto ventilati: il suo fogliame fitto e resistente funziona da schermo. La pianta ha un portamento cespuglioso, raramente arboreo, in genere fino a 3-4 metri d’altezza. 

Mirto

Arbusto o alberello della macchia mediterranea, sempreverde e molto ornamentale, alto e largo fino a 3 metri, il mirto (Myrtus communis) ha foglie gradevolmente aromatiche, lucide, ovali, coriacee: se vengono strofinate diffondono un profumo buono e intenso. Dall’estate all’autunno produce graziosi fiori bianchi, profumati e con stami molto evidenti, seguiti da piccole bacche ovali che, secondo le varietà, possono essere di colore rosso, nero-blu o bianco. Le foglie e i frutti si utilizzano in cucina e in fitoterapia.

Consigli di coltivazione

Il mirto ama i climi caldi e le posizioni soleggiate e riparate dai venti. Rustico e resistente, tollera bene la siccità, mentre non sopporta i ristagni d’acqua: va messo a dimora preferibilmente in un substrato sabbioso (2 parti di torba e una di sabbia) e ben drenato. Nelle regioni settentrionali è consigliabile proteggere la pianta durante il periodo invernale, oppure coltivarla in vasi capienti, di almeno 50 cm di profondità e diametro, da riparare in serra. Va concimato in autunno e potato a fine inverno per riordinare la forma.

Da non dimenticare

L’ibrido M. c. ‘Variegata’ è particolarmente decorativo e si caratterizza per le foglie scure marginate di bianco

Corbezzolo

È un arbusto molto decorativo, per il fogliame sempreverde di un bel colore verde tenero, i fiori a forma di campanellino bianco riuniti in mazzetti e i frutti tondi della grandezza di una ciliegia, dapprima verdi, poi gialli e infine rossi, che spesso coesistono con i fiori, in autunno. Si impiega come esemplare isolato (può raggiungere i 4-5 m d’altezza, ma la crescita è piuttosto lenta) oppure per formare macchie costituite da più soggetti.

Consigli di coltivazione

Vuole un substrato acido, anche non molto fertile, ma ben drenato. Può vivere in vaso purché grande (con diametro dai 50 cm in su). Resiste al gelo fino alla Val Padana; sulle Alpi è preferibile la coltivazione in vaso oppure in posizioni molto soleggiate e perfettamente riparate dai venti freddi. Non necessita di irrigazioni (salvo il primo anno) né di potature. Può essere concimato in autunno e primavera.

Da non dimenticare

Le vivaci bacche sono una delle principali attrattive della pianta: non solo sono commestibili (hanno un sapore asprigno), ma presentano soprattutto il pregio di rallegrare il giardino quando le altre piante vanno a riposo, lasciandolo sguarnito.

Rosmarino

Il rosmarino, nome scientifico Rosmarinus Officinalis, è un arbusto sempreverde perenne tipico delle regioni mediterranee, in Italia cresce spontaneo lungo la costa, si sviluppa sia in altezza che in larghezza e forma dei folti cespugli arrotondati ed arriva fino ad un’altezza di un metro e mezzo. Il rosmarino non ama gelate, brina, nebbia e terreni fradici, sarebbe meglio non esporlo per lunghi periodi ad una temperatura inferiore ai 5°C sotto lo zero. Le radici del rosmarino hanno la caratteristica di produrre, a loro volta, radici secondarie, esse sono molto ben ancorate al terreno. Il fusto del rosmarino è legnoso e, all’inizio, quando l’arbusto è giovane, non si eleva da terra, successivamente cresce dritto e ben ramificato ed è di colore color marrone. Le foglie del rosmarino sono piccole, a forma di aghi, lisce e di colore verde scuro nella parte superiore, bianco-argentate, a causa di peli e ghiandole, nella parte inferiore; sono disposte in maniera opposta e molto fitte. Dal rosmarino si ricava un olio essenziale molto prezioso, nei paragrafi successivi ne spiegheremo l’impiego in campo medico e cosmetico. I fiori del rosmarino sono di colore azzurrino-lilla e, soprattutto nelle zone del sud dove il clima è più favorevole, crescono quasi tutto l’anno; questi fiori sono ermafroditi, quindi presentano sia organi riproduttivi maschili che femminili, l’impollinazione viene fatta dagli insetti, soprattutto dalle api che, succhiando il nettare, producono un miele molto buono. I frutti del rosmarino non si aprono spontaneamente e, quando sono maturi, diventano di colore scuro.

Il significato del nome rosmarino non è ben definito, c’è chi pensa che voglia dire rugiada del mare, chi rosa del mare e chi arbusto di mare. Qualunque sia quello giusto, la parola mare è sempre presente, questo forse sta nel fatto che i fiori del rosmarino ricordano tanto l’azzurro del mare.

Ligustro

Il Ligustro è una pianta arbustiva perenne originaria del continente asiatico ed appartenente alla famiglia delle Cileacee. 

Si tratta di una pianta caratterizzata da foglie lucide, ovali ed appuntite, di colore verde più o meno scuro. I fiori sono di forma tubolare, riuniti in pannocchie di colore bianco e fanno la propria comparsa nel corso della stagione estiva, inondando l’ambiente circostante con il loro delicato profumo. 

Può essere utilizzato  nella decorazione di parchi, viali o giardini.
Non richiede particolari accorgimenti per regalare il meglio della sua bellezza, a parte una buona potatura per limitarne la crescita. Si adatta a qualunque condizione ambientale, resistendo al freddo, al caldo afoso, all’inquinamento ed alla salsedine.
Tra gli arbusti è uno dei più apprezzati proprio per la capacità di adattarsi a diversi ambienti.

Phillyrea Latifolia

La fillirea a foglie larghe è un arbusto a distribuzione mediterranea presente in tutte le regioni d'Italia salvo che in Valle d'Aosta e Piemonte, ma più comune al Centro-Sud. È uno dei più tipici componenti della macchia mediterranea, e viene spesso coltivato a scopo ornamentale in parchi e giardini, come a Villa Torlonia, a Roma,  dove viene utilizzato nelle siepi. Il legno è utilizzato come combustibile. Il nome del genere deriva dal greco 'philyra', termine usato già da Dioscoride e Teofrasto; il nome specifico si riferisce alle foglie mediamente più larghe di quelle di altre specie congeneri. Forma biologica: fanerofita cespugliosa (fanerofita scaposa). Periodo di fioritura: marzo-maggio.

Sanguinella

La sanguinella (Cornus sanguinea) è una specie botanica della famiglia delle Cornacee. Deve il suo nome alle foglie rosse dell'autunno e al legno duro dei suoi rami. 

La sanguinella è un arbusto che può crescere fino ad un massimo di cinque metri. Le sue foglie sono ovali e possono raggiungere una lunghezza di dieci centimetri. La nervatura delle foglie è ricurva e i piccioli non presentano peluria (non presentano domatium). I giovani polloni rossi dell'arbusto si raccolgono a fine inverno per fabbricare graticcie cesti.

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